Ci sono case che non si visitano: si amano. Questa ha i suoi amori, e Hélène li ha fatti suoi.
Prima di diventare Pampucet, questa casa era una canonica: la casa del parroco del paese, dove si viveva all'ombra del campanile. Per tre secoli ha ascoltato le campane, visto passare le vendemmie, custodito la freschezza dei suoi muri spessi. Poi è rimasta in silenzio per un po', come chi trattiene il respiro, finché un mezzosoprano non glielo ha restituito.
Hélène ama l'ora in cui il sole scivola dietro i vigneti e accende la pietra di riflessi dorati. Ama il profumo delle rose e del gelsomino lungo il muro, il silenzio profondo delle colline e quel momento, la domenica, in cui il carillon risveglia la campagna assopita.
La voce di Hélène ha viaggiato a lungo sui palcoscenici, accanto a coloro che accompagna e aiuta a crescere. Poi, un giorno, il Monferrato l'ha chiamata, come una nota attesa da sempre. Ha posato la valigia, spalancato le persiane di queste due antiche corti e deciso di farvi fiorire qualcosa di nuovo.
Pampucet è la primula: il primo fiore, la dolce promessa che l'inverno è finito. Qui non si viene soltanto per riposare. Ci si lascia raccogliere dalla luce, dal canto che talvolta attraversa i muri, dalla lentezza ritrovata. Si arriva stanchi del mondo; si riparte un po' più rifioriti.
Venite. Hélène vi aspetta con il suo canto, una storia e tutto il tempo necessario.